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domenica 13 febbraio 2011

Se non ora quando!

Oggi e' uno di quei giorni in cui sono in un posto e vorrei tanto essere in un altro. Per eccesso di prudenza dopo una settimana di febbre e virus intestinale, un po' per pigrizia, ho deciso di non andare in manifestazione a Milano e adesso sono qui che mi rodo il fegato.
Sarebbe stato importante esserci, far sentire la mia voce, far capire a chi non ci crede più che la maggior parte delle donne non e' come le descrivono i telegiornali o la carta stampata.
Noi siamo esseri meravigliosi, piene di risorse, che mandano avanti il mondo, capaci di donare la vita. Solo alcune di noi si danno via per una borsa griffata.
E non c'e' giudizio in questa mia affermazione. Credo che una persona debba agire secondo la propria coscienza libera di farlo anche quando commette un grave errore. Ma credo anche che se io lascio la porta di casa mia aperta, questo non autorizzi le persone ad entrare e a rubare!
Lo so sono pensieri confusi, ma e' venuto il momento di dire basta con il ciarpame, le cose inutili, la spazzatura.
Voglio urlare al mondo che noi occupiamo un posto importante, che siamo belle, brillanti, intelligenti sempre. Senza distinzione, con i bigodini e la cellulite. Sia le bidelle, che le manager, le commesse e le impiegate. Quelle che vestono griffato e quelle che comprano al mercato. Le mamme e le single. Quelle che fanno sesso occasionale e quelle che non conoscono che il marito. Le ragazze nere, le rom, le milanesi e le siciliane. Chi ama un uomo o cento, e chi ama una donna o cento.
A me non importa che tipo di donne siete. Io voglio solo che finalmente venga riconosciuto il nostro ruolo. Pretendo di venir considerata come un essere umano. Voglio non dover far vedere tette e culo per guadagnarmi un posto di lavoro. Voglio non dover far il triplo della fatica di un uomo per poi guadagnare la meta'. Voglio non dover pensare che se faccio un figlio, la posizione per cui ho lavorato sodo e' a rischio. Voglio non dover scegliere tra carriera e famiglia. Voglio che gli uomini si uniscano a noi nella lotta.
Perché loro prima di tutti dovrebbero sapere cosa vuol dire non averci accanto, sempre presenti e pronte a supportarli. Ora e' il loro turno per sostenerci.
Ma soprattutto, voglio non dover scendere in piazza per rivendicare tutto questo. Solo allora la nostra lotta sarà veramente finita e lo scopo raggiunto.

SONO UNA DONNA E DICO BASTA

mercoledì 12 gennaio 2011

Suocere

Un paio di giorni fa leggevo nel blog “A casa di Simo” un post sulle suocere che mi aveva parecchio divertito. Oggi rido un po’ meno.
Premetto che non sono sposata, convivo. E la mia scelta e’ dettata in parte dal fatto che non credo ci siano differenze tra l’una e l’altra cosa. E la conferma di questo e’ che che tu sia sposata o meno la suocera e’ una rottura di coglioni in entrambi i casi.
La madre del mio compagno fa parte di quella schiera di persone che quando era il tempo di star dietro ai figli e goderseli, pensava solo a lavorare e portare avanti insieme al marito un negozio di fiori.
Oggi dopo che il negozio e’ stato ceduto ed e’ andata in pensione, vorrebbe godersi i figli e prendersi cura di loro come se avessero ancora cinque anni. Peccato che di anni ne hanno quasi 40 e che non e’ proprio più il tempo!
Ma la cosa peggiore e’ il modo sistematico e infaticabile in cui si insinua nella vita dei figli e ovviamente dei rispettivi compagni.
Dietro la facciata di gentilezza e cortesia, di frasi come “voi siete stanchi fatevi aiutare da me”, dei “vi preparo la cena cosi’ trovate tutto pronto” tutto detto con grandi sorrisi e abbracci, si nasconde una donna che non accetta un no come risposta e che trova sempre il modo di fare quello che vuole lei e non importa se non e’ quello che vuoi tu anche se sei in casa tua.
Per capirci in quella che dovrebbe essere casa mia succedono sistematicamente cose come a Natale, quando io e il mio fantastico fidanzato decidiamo di dare un pranzo con tutti i parenti. La suocera si offre di aiutarci con il pranzo e noi accettiamo di buon grado visto che entrambi lavoriamo in ufficio fino all’ultimo minuto utile. Discutiamo quindi di cosa preparare per il grande giorno e il mostro sorridente cerca di imporci un brodo di cappone per i cappelletti fatti a mano che a meta’ dei commensali non piace. Noi bocciamo gentilmente, ma tassativamente l’idea spiegandole che nella mia famiglia (me e lui compresi) il brodo di cappone o di carne in generale non piace e che ne avremmo fatto uno vegetale o di dado.
Voi pensate che lei abbia accettato la nostra decisione? Certo che no!
A Natale si e’ candidamente presentata con una bottiglia di plastica piena di brodo di carne dicendomi sorridendo come Giuda “e’ di vitello non di cappone e so che a te cara non disturba”. Il brodo era ovviamente troppo poco e cosi’ abbiamo dovuto allungarlo con acqua e buttarci dentro un paio di dadi. Risultato: una vera schifezza!
E io incazzata come una iena il giorno di Natale che e’ tra i miei preferiti!
Altre cose? Le diciamo che non vogliamo piantare fiori in giardino perché tra una cosa e l’altra non abbiamo tempo di stargli dietro, partiamo per un mese intero per le vacanze, ecc ecc. Risultato: lei si presenta con una cassetta piena di fiori che ha scelto lei e ci dice “lo so che voi non avete tempo, ma ve lo sistemo io il giardino!”. Ovviamente imponendoci la sua decisione, passando sulla nostra e mettendoci di fronte al fatto compiuto. A quel punto come dire di no?
Ma potrei raccontarvene tanti altri di episodi come questo. Potrei dirvi di tutte le volte che ci capitano a casa senza essere invitati (purtroppo abitiamo a poca distanza) perché stavano facendo una passeggiata! Magari mentre noi ancora dormiamo o ancora meglio mentre ci stiamo “coccolando” un po’... (si avete capito bene!).
Ecco quello che odio e’ il fatto di metterci in condizioni di non potere rifiutare o di fare a modo nostro. Se quello che decidiamo noi a lei non va bene, fa in modo di ottenere quello che vuole per vie traverse. E quando non può imporcelo, ci prende per stanchezza. O per meglio dire sfinisce il mio compagno che alla fine cede e dice si.
Come per stasera. Per l’ennesima cena. Che non ho voglia di fare e invece mi trovo costretta ad andare da loro anche se preferirei starmene a casa mia a fare le mie cose o anche nulla.
Cosi’ stamattina mi sono alzata di cattivissimo umore, non ho ancora combinato nulla in ufficio, sono una bomba ad orologeria e so che finirò per litigare con lui...
Ma credetemi, io sono figlia di una madre invadente che ora non c’e’ più e che mi manca terribilmente. Ma avevo saputo mettere dei paletti per difendere i miei spazi e il fatto che fossi diventata una donna. Perché e’ cosi che si deve fare quando si cresce e si diventa adulti, no?
Proprio perché so di cosa parlo, non ho voglia di sottostare ai giochetti di quella rompicoglioni di sua madre. E se lui non lo capisce, allora non e’ l’uomo che fa per me. E voi non sapete quanto in questi momenti io desideri riavere indietro la mia casettina da single e potermi rifugiare in quelle quattro mura ed immergermi nella calma e nella tranquillita’ dove le decisioni e le esigenze da rispettare erano solo le mie!

PS Lo capite perché del mio blog non sa nessuno? Come potrei sfogarmi in libertà altrimenti???

sabato 11 settembre 2010

9/11


Potrei dire tante cose su questo giorno. Raccontarvi di come l'ho vissuto e del fatto che i ricordi sono ancora cosi chiari e lucidi.
Della telefonata di mia madre per avvertirmi, della nostra foga per cercare di entrare nel sito della CNN senza nessun successo.
Descrivervi me e tutti gli altri colleghi chiusi in una sala riunioni, di fronte alla televisione guardare inebetiti quelle immagini. E le torri crollare.
Della mail arrivata a tutti gli impiegati di tutte le sedi nel mondo in cui ci spingevano a tornare a casa dalle nostre famiglie per questioni di sicurezza.
Della notizia che un mio collega di Boston era su uno di quegli aerei.
Della consapevolezza che qualcosa era irrimediabilmente cambiato.
Di come l'odio nasce, cresce e si alimenta e non sei capace di controllarlo anche se una piccola parte di te sa che e' sbagliato.
Della sensazione di pericolo che ti pervade anche se in fondo tu sei dall'altra parte del mondo.
Di quanto ti senti disarmata di fronte alla follia dell'uomo.
Delle lacrime incontrollabili quando anni dopo sono stata a Ground Zero.
Di come le persone in circostanze cosi terribili si trasformino in eroi.
Di come una città e i suoi abitanti si siano rimessi in piedi e siano risorti da quelle ceneri senza pero' dimenticare.
Della mia fatica per tenere a bada la paura, il dubbio, il sospetto instillato da tutto quel che si e' visto e si e' letto da quel momento in poi.
Potrei parlarvi di tutto questo. Ma non sono abbastanza brava per esprimerlo.
Posso solo sperare che non si ripeta mai più.

mercoledì 3 marzo 2010

Chiudere o ricominciare?

Da qualche giorno rifletto sull’idea di chiudere il mio blog. Non riesco a dedicarmici, non interagisco con gli altri, non mi legge nessuno...
Mi sono chiesta perché blog più giovani del mio hanno raccolto molti più lettori fissi di me in meno tempo, perché in pochi hanno visitato il mio profilo. Ho provato a cambiare qualcosa senza riuscirci, ho pensato che potesse essere il mio modo di scrivere o forse le cose che racconto. Ho pensato di aprirne altri con uno pseudonimo diverso, di raccontare parti della mia vita di cui non parlo in questo.
Poi mi sono ricordata che io scrivo per me. Perché ne ho bisogno. Perché mi serve a capire prima di tutto me stessa. E ho anche capito che io sono molto più di quello che ho messo nelle righe di questo blog fino ad adesso. Che mi sto nascondendo. Di nuovo. Che nego tutte quelle parti di me di cui mi vergogno o che mi sono scomode in qualche modo. Ho capito che non mi sto mettendo in gioco, che non voglio scoprirmi, che preferisco stare nell’anonimato. Salvo poi starci male perché mi sento trasparente!

Forse è ora di di cambiare un po’ le cose.

martedì 17 novembre 2009

Che palle sti reality...

Ne possiamo parlare? Io non ne posso più. Lo so, è scontato, diciamo tutti così, ci lamentiamo ma poi finiamo tutti per guardarli... E allora perché lagnarsi???
Semplicemente perché mi sono rotta le palle di non avere un’alternativa decente alla merda che ci propinano.
Io non ci credo alla palla che gli italiani vogliono solo quella spazzatura li. Io sono italiana e quando è possibile preferisco guardare Saviano a “Che tempo che fa” invece del Grande Fratello.
Solo che se in televisione non c’è nulla di diverso da guardare e tu hai voglia di svaccarti sul divano perché sei stanco morto, ti senti quasi costretto a guardare questi reality, che più che trasmissioni sembrano circhi con addobbati animali in gabbia che fanno qualunque cosa pur di avere un osso...
E’ anche vero che una possibile alternativa è quella di non accendere affatto la televisione e dedicarsi ad altro, cosa che faccio con regolarità preferendo un buon libro, ma in serate come quelle di ieri sera dove praticamente strisciavo sui gomiti e i miei neuroni si rifiutavano di sforzarsi a leggere, mi sarebbe piaciuto poter stare sdraiata sul divano a guardare qualcosa di divertente e magari intelligente in TV.
Chiedo troppo?
Invece il deserto più assoluto del palinsesto offriva cosucce e la punta di diamante altro non era che il Grande Fratello alla sua milionesima edizione!!!
Ma perché mai avrei dovuto uccidere infierendo così sui miei stanchi neuroni?
Sono l’unica a pensarla così?

martedì 1 settembre 2009

Sono tornata!

Due minuti giusto per dire che sono tornata dalle vacanze. Piena di energie, riposata, e con negli occhi ancora le bellezze della Croazia. Che consiglio a tutti di visitare...
Presto racconterò tutti i dettagli della mia vacanza e i nuovi progetti per i prossimi mesi, contando i giorni che mi separano da New York City!!!

lunedì 10 agosto 2009

Puzzle

Mi sono resa conto che è da un bel po' di tempo che non scrivo... e ho deciso di riprendere perché credo di aver ritrovato mio padre. O meglio il mio genitore biologico perché io un padre già ce l'ho (nel bene e nel male).
Credo di avere quella che io chiamo "sindrome da figlia adottiva". Nonostante abbia sempre sbandierato piuttosto apertamente la mia condizione di figlia adottiva, mentre i miei genitori quasi si vergognavano, e abbia più volte asserito di essere felice così e di non voler cambiare nulla della mia realtà, da qualche parte nella mia testa c'è sempre stato un posticino dove le domande e la curiosità restavano...

Oggi, quasi per caso, grazie ai potenti mezzi di Internet, credo di averlo trovato e adesso non so davvero che fare. Io da lui non cerco e non voglio nulla se non risposte. Risposte a domande che mi faccio da anni. Domande alle quali nessuno ha mai voluto o forse potuto rispondere se non con una versione dei fatti incerta e lacunosa.

Io vorrei conoscere la verità, vorrei sapere cosa porta un essere umano a contribuire a creare una vita per poi sparire nel nulla. Vorrei capire...

Per buona parte della mia vita mi sono sentita come un puzzle a cui mancavano dei pezzi. Forse è arrivata la possibilità di completarlo, magari di chiudere un capitolo e andare finalmente oltre.

Forse tutto questo invece di scriverlo qui dovrei scriverlo a lui...

martedì 26 maggio 2009

Alti e bassi

Dovete sapere che mi capita abbastanza spesso di annoiarmi in ufficio e che quindi dedico un po' del mio tempo a riempire le pagine del mio blog oltre che a dare un’occhiata a quelli degli altri.
Ma per evitare di farmi pizzicare sempre collegata (si può cazzeggiare un po' ma è sconsigliabile farlo tutto il giorno!!!), generalmente scrivo i miei post in un file Word e li copio nel blog quando è il momento di pubblicarli.
Ovviamente capita anche che prima di aver finito di dar sfogo a tutta la mia creatività di scrittrice, io venga brutalmente interrotta da colleghi senza cuore che pretendono che io lavori mentre sono in ufficio e quindi finisce che colleziono un sacco di post iniziati e mai finiti...
Così oggi, durante uno dei sempre più frequenti momenti di noia in ufficio, ho trovato due “quasi post” in nettissima contrapposizione uno con l’altro anche se scritti a distanza di pochi giorni.
E ho davvero pensato che mi servisse l’aiuto di uno psichiatra con la propensione a prescrivere psicofarmaci a chiunque.
Giudicate voi:
Primo Post del boh (non so la data ma direi intorno a fine Marzo 2009).
Oggi non è una gran giornata. Non saprei dire perché. Non capisco se è il poco sonno, il tempo schifoso, o più probabilmente la paura.
Nell’ultimo periodo ho letto e riletto tutto il possibile, o almeno quanto era alla mia portata, sulla legge d’attrazione, il pensiero positivo, gli Angeli, lo yoga e quant’altro potesse aiutarmi ad uscire da questa condizione di apatia, demotivazione, indifferenza, inerzia, passività, torpore. (Ho usato tutti i sinonimi che conoscevo per rendere bene l’idea!).
Ora che ne so di più dovrei anche essere in grado di metterli in pratica, o quanto meno di cominciare a cambiare rotta. E invece no (diceva la Pausini ed io con lei).
Sembro paralizzata dalla paura, come se fosse meglio restare in queste acque torbide ma conosciute, invece di tentare la via per nuovi e ignoti lidi.
E un po' mi odio per questo.
Secondo Post del 20 Aprile 2009
Ironia e leggerezza
Ieri sera mentre tornavo a casa alla fine del mio solito ma mai scontato Lunedì con le amiche, riflettevo sulla serenità che ha pervaso il mio animo negli ultimi giorni.
Essere serena non è una condizione che mi appartiene spesso. Sono un tipo piuttosto tormentato io. E probabilmente un po' mi piace.
In effetti leggendo i post sul mio blog dall’apertura ad oggi, mi rendo conto che sono anche troppo tormentata e che mi riesce più facile scrivere dei momenti bui che di quelli felici. Eppure ce ne sono!!!
Conclusione
Sono sorpresa di me stessa e degli alti e bassi umorali che mi caratterizzano. E di tutta la fatica che faccio a cercare di imbrigliare il mio stato d’animo imbizzarrito dandogli la giusta direzione. A volte ho quasi la sensazione di non essere io a scrivere. Se non fosse che le prove sono proprio li’ sotto gli occhi...
Esiste qualcosa di più pesante degli psicofarmaci??? Si accettano suggerimenti purché sia legale...

venerdì 10 aprile 2009

Terremoto.

Questa settimana ho totalmente ignorato il discorso del terremoto in Abruzzo. Non perché sia insensibile, ma perché come spesso accade mi sono fatta prendere dalle cose di tutti giorni, lavoro, casa, problemi ingigantiti...
Cosi fino a questa mattina quando ancora stesa nel letto accanto al mio compagno, facendo zapping ci siamo resi conto che oggi ci sarebbero stati i funerali di stato per le vittime del terremoto.
Io non so dire perché le lacrime hanno cominciato a scendere copiose, non so dire il perché non riuscissi a controllare i singhiozzi.
Non sono una persona dalla lacrima facile. Anzi, sono purtroppo affetta dal problema contrario. Nascondo le mie emozioni con una padronanza tale da sembrare una donna forte e dura...niente di più sbagliato.
Io so solo che davanti a tanta sofferenza, dolore, morte mi chiedo ancora di più come si possa credere in dio. Un dio che può tutto ma che non impedisce a una tragedia immane di accadere.
Ma oggi qualcuno ha risposto a questa domanda senza che io l'abbia pronunciata: Dio c'era per coloro che si sono salvati.
Io voglio sperare che sia cosi. Io non credo in Dio, ma spero di arrivarci e fare pace con Lui. Ma più di tutto spero che in questo momento vegli sul popolo abruzzese e gli dia la forza di superare il dolore, ricostruirsi una vita e andare avanti.
Spero che costringa tutti quelli che in questi giorni si sono prodigati in facili promesse a mantenerle tutte. In fretta. In modo da restituire una vita dignitosa a chi si e' visto distruggere in pochi secondi tutto il proprio mondo.
Un fiore ed un pensiero per tutti Voi!

martedì 7 aprile 2009

Serata rovinata...

Forse non ne ho mai parlato, o forse si, ma da qualche mese a questa parte, i miei Lunedì sera sono dedicati al mio gruppo di amiche con le quali faccio una sorta di “percorso spirituale” magari molto alternativo, ma soprattutto di grande crescita personale.
Così tutte le settimane ognuna di noi ripassa un po’ tutto quello che le è accaduto dal precedente incontro e tutte insieme commentiamo, ci consigliamo, ci prendiamo in giro e più di ogni altra cosa ci sosteniamo a vicenda.
Questo mio spazio ha su di me un effetto positivo incredibile, mi da una carica e una voglia di fare che poche altre cose mi riescono ad infondere in questo periodo e quindi sono sempre contenta ed entusiasta di partecipare.
Così ieri sera, che era appunto Lunedì, sono stata con le mie amiche, abbiamo cenato insieme, chiacchierato, riso, scherzato e bevuto vino...insomma abbiamo passato davvero una bella serata.
Una serata che è stata bella fino al mio ritorno a casa quando ho visto la faccia livida del mio ragazzo!!!
Che ovviamente era seduto nel letto davanti al computer portatile, leggendo mail di lavoro a mezzanotte quando le persone con un po’ di sale in zucca e un po’ di amor proprio si dedicano a ben altro....
Ho già accennato al fatto che lui ed io lavoriamo nella stessa multinazionale, e ho già più volte scritto di quelle che sono le nostre condizioni lavorative e tutto lo stress che ci causa il sapere che possiamo essere licenziati da un giorno all’altro...
E a ragion del vero, devo aggiungere che la sua situazione è sicuramente più stressante della mia soprattutto per il tipo di lavoro e di responsabilità. Soprattutto per il tipo di tagli in termini economici e di benefit che ha subito.
Però, perché un però c’è, la cosa che più in assoluto non capisco è il suo dannatissimo modo di reagire a tutto questo.
E’ arrabbiato con il mondo intero, sempre nervoso, stressato, pensieroso. E’ arrivato ad odiare un lavoro che aveva desiderato tantissimo e che all’inizio lo appagava totalmente e ovviamente lui non può fare niente per cambiare tutto questo!!!
(Se non si è capito, dalla parola ovviamente in poi il mio tono vuole essere assolutamente ironico).
Quello che mi fa incazzare di lui è che in ogni situazione deve piangersi addosso. Secondo lui non può fare niente per cambiare le situazioni e gli eventi. Non ha voce in capitolo, non ha potere...
Così io in maniera prima dolce e gentile e poi un po’ più decisa (forse anche un po’ aggressiva) cerco di fargli vedere le cose da un’altra prospettiva, cerco di spiegargli che siamo sempre in grado di cambiare le cose solo che costa un po’ di fatica e magari anche un po’ di incertezza all’inizio. Cerco di spiegargli che perdere il suo lavoro in questo momento non è la cosa peggiore che può capitargli, ma che è molto più preoccupante stare a guardare mentre si trasforma in uno sconosciuto-infelice-rabbioso-stronzo che tratta male chiunque e soprattutto se stesso.
E la cosa incredibile è che più questa situazione peggiora, più lui si dedica al lavoro e a null’altro...per dimostrare non si sa che cosa...
Il risultato di tutto questo? La mia bella serata rovinata; lui incazzato anche con me; io che stanca di tutto questo gli do le spalle, leggo due paginette del mio libro di Yoga e che mi addormento subito dopo senza più dire una parola; il mio odio verso le persone che si credono vittime della vita rafforzato...

Una luuuuuuuuunga pausa di riflessione!!!

Una lunghissima pausa senza scrivere. Fatta di lavoro, stress, stanchezza...di ristrutturazione della casa, di ricerca di nuovi mobili, di un lungo fine settimana a Praga...di litigi, serate con gli amici, agguati della suocera...di libri che finalmente passano dagli scatoloni del trasloco alle mensole della nuova libreria...di serate noiose, lunga stesa sul divano di casa inglobata tra lui e lo scaldotto quando si accende la televisione e si spegne il cervello...

giovedì 26 febbraio 2009

“I miei sogni sono i miei progetti di vita”

Bella frase. Ma non è mia. L’ho spudoratamente copiata da Fabio Volo.
E non perché sia un mio idolo, ma perché comunica in maniera semplice e diretta concetti illuminanti.
Almeno illuminanti per me che non l’avevo mai vista in questo modo.
Perché sono una di quelle persone che ha una vita direi normale: un compagno, un buon lavoro anche se a continuo rischio di licenziamento, amici simpatici, alti e bassi come tutti, ma soprattutto un cassetto pieno di sogni.
E ogni tanto, quando non sono presa dalla vita quotidiana, apro il cassetto, ravano tra le ragnatele, tiro fuori un sogno, uno piccolino, e con tanta fatica provo a realizzarlo.
Bella stronzata!!!
Si fa il triplo della fatica per un quarto del risultato...
E’ come dire che invece di impostare la propria vita nella direzione in cui si vuole andare, passi il tempo ad aspettare di arrivare dove vuoi per coincidenza, per puro caso.
E’ la differenza che passa tra salire in macchina per andare in un posto preciso con già la strada da percorrere bene in mente e salire in macchina e girare e rigirare tutte le strate che conosci fino a quando per caso o per fortuna non arrivi nel posto prefissato.
Non è assurdo?
A dirla così sembra davvero scontato, un concetto semplice, ma in realtà io non ci avevo mai pensato veramente. E ammetto che di molte cose mi sto accorgendo proprio ora mentre scrivo. Evidentemente mettere nero su bianco serve a prendere consapevolezza delle cose di cui neanche ti rendi conto.
Ma la cosa più tragica è che quando ho sentito quella frase, sono passata dallo stupore, alla depressione, alla rabbia nel giro di pochissimo.
Stupore per quella che mi sembrava una genialata, depressione per quella che in realtà non era una genialata ma avrebbe dovuto essere solo un punto di partenza fermo, uno stile di vita e di pensiero, rabbia perché mi credevo furba e invece ho sprecato un sacco di tempo.
Così oggi ho scritto una mail a Fabio Volo che magari neanche la leggerà (ma non è questo il punto) e gli ho chiesto in prestito la sua frase. Lui non lo sa, ma per usucapione diventerà mia!

venerdì 13 febbraio 2009

Venerdì 13: tiriamo le somme della settimana.

Questa è stata una settimana decisamente pesante. Oserei dire terribile. Non a caso finisce con Venerdì 13.
In pochi giorni ho visto sei dei miei colleghi essere licenziati e perdere in un breve momento il loro impiego e, come se non fosse bastato, questa mattina è venuta a mancare la mamma di un altro collega.
Se fossi brava ad applicare il pensiero positivo, potrei dire che io e il mio compagno, entrambi impiegati nella stessa azienda, ci siamo salvati dal licenziamento collettivo e che la mamma del mio collega ha finalmente posto fine alle sue sofferenze... ma ammetto che lo sconforto ha la meglio in questo momento.
In più rallegrarmi di essere ancora qui, con un lavoro, non mi fa comunque tornare la voglia di svolgerlo al meglio. Perché la verità è che è difficile lavorare con impegno e precisione in un ambiente dove ogni tre mesi annunciano nuovi tagli al personale e per di più, i tagli riguardano sempre persone capaci e preparate. (Il mio primo pensiero va ad Eric e Davide).
D’altro canto, so anche che proprio per rispetto ai colleghi mandati via, dovrei continuare ad impegnarmi...
Chissà... forse basterà un week end di riposo e distrazione per farmi tornare un po’ più serena e con la voglia di lavorare con più concentrazione ed impegno.
O forse ci vorrà un miracolo...

martedì 10 febbraio 2009

Ciao Eluana

Il mio pensiero, e quello di molti altri, oggi va ad Eluana Englaro spentasi ieri 9 Febbraio 2009 nella Clinica “La Quiete” di Udine.
Con un sospiro di sollievo posso finalmente dire che Eluana ce l’ha fatta.
Ho seguito la sua storia fin da tempi insospettabili quando ancora era sconosciuta ai più. E dalla prima volta che ho visto in video suo padre Beppino, ho capito quale tormento e lacerazione dovesse esserci dietro tutto questo.
Provo ammirazione sincera e stima profonda nei confronti di un padre che mette al di sopra di tutto la volontà di una figlia che non può più esprimerla se non attraverso le parole e le azioni del genitore. Provo affetto e compassione per un padre che per 17 anni ha combattuto affinché Eluana potesse scegliere per se stessa e involontariamente essere l’apripista per chi la pensa come lei (e me).
Metto da parte quello che penso dei politici e degli esponenti della chiesa cattolica, del loro comportamento e della strumentalizzazione che è stata fatta con questo caso per non essere a mia volta parte dello stesso sporco e ignobile gioco.
Mi permetto di mandare un abbraccio virtuale alla famiglia di Eluana e concludo per rispetto nei loro confronti.

giovedì 15 gennaio 2009

Licenziamento: disgrazia o opportunità?

Oggi per l'ennesima volta negli ultimi 10 anni, la mia azienda ha annunciato che ci saranno a breve una serie di licenziamenti che ridurranno la forza lavoro del 15%.
Come se non bastasse, ai fortunati rimasti verrà ridotto lo stipendio del 10%.
Questo per contrastare la crisi economica che ha colpito il mondo intero e far rimanere in piedi anche se barcollante l'azienda.
Da un po' di tempo ormai ho capito che preoccuparsi e stare male per la paura di essere licenziati non ha molto senso. Per due ragioni: la prima è che non posso proprio fare nulla di concreto per salvarmi il posto di lavoro se non continuare come negli ultimi 10 anni a svolgere i miei compiti con dedizione e impegno. Ma anche questo non ha aiutato numerosi colleghi più in gamba di me che sono comunque stati messi alla porta. La seconda è che tutte le preoccupazioni che mi hanno afflitto in tutto questo tempo si sono rilevate inutili e dannosissime per la mia salute fisica e mentale. In fondo nonostante la paura e l'ansia, sono ancora qui!!!
Confucio diceva (era lui?): "Se c'è una soluzione perché arrabbiarsi. Se non c'è una soluzione, perché arrabbiarsi?"
E' umano però fare un pensierino su cosa farei in caso tale ipotesi si verificasse. E udite udite, io ho pensato che potrebbe essere l'occasione giusta per passare un bel mesetto a New York!!!
In fondo licenziandomi mi darebbero un "bonus" (chiamiamolo così) che mi dovrebbe permettere di avere lo stesso stipendio (più o meno) di adesso per circa un anno, un anno e mezzo e potrei proprio provare a vivere nella Grande Mela e vedere che succede...
E sicuramente avrei modo di capire cosa voglio, o almeno di avere le idee più chiare e di scrivere tanto perché avrei parecchio tempo libero...
Potrebbe proprio essere il modo di trasformare una disgrazia in un'opportunità e magari di trasformare la mia vita in un qualcosa di più simile a ciò che desidero.

martedì 13 gennaio 2009

Giornata inquieta...

Oggi è un’altra di quelle giornate inquiete. Non la giornata in sé, proprio io...
Sento che la mia vita non può essere tutta qui. Non può essere solo un buon lavoro, un compagno e magari un giorno dei figli in una casa che stiamo mettendo a posto a mio gusto ma che non sento mia...
Una facciata dorata, mentre i miei pensieri sono rivolti a New York ad un’appartamento solo mio ad un lavoro che mi consenta di fare le cose con i miei tempi anziché portarmi in ufficio 8 ore al giorno.
Io ho sempre voluto scrivere. Ci ho sempre pensato e ho sempre represso questo pensiero.
La prima bozza di libro l’ho scritta quando frequentavo le scuole medie inferiori. Ero proprio una bimba.
Quando ero piccola dicevo a mia madre di voler vivere in albergo, forse era un segno.
Adesso penso che se riuscissi a scrivere per professione potrei farlo viaggiando, o vivendo tra qui e New York.
Ho sempre predicato agli altri che tutto è possibile, che basta volerlo, ma in realtà lo dicevo a me stessa. La vita che sto vivendo adesso non è la vita che volevo per me, ma quella che mi sono messa addosso per far contenti gli altri. Quella che mi serve per farmi finalmente dire che sono brava solo perché ho rispettato le aspettative di tutti.
Perché quando vivevo da sola e “viaggiavo a vele spiegate” per la mia strada, davo fastidio a tutti. E non ho capito se perché erano preoccupati per me o se perché quando la tua è una vita felice e fai quello che vuoi, gli altri ti temono in quanto esempio di quello che loro non riescono a fare.
E non è che facessi grandi cose, non è che fossi completamente felice, non è che fosse facile. Ma ci provavo.
Adesso mi sembra di essermi arresa, adattata ai cliché che mi vogliono convivente con un “bravo ragazzo”, grande lavoratrice, che si prodiga per gli altri quando invece vorrebbe dire loro di andare a farsi fottere. Mi ci manca solo un figlio...

E allora scrivo, scrivo, scrivo e scrivo ancora. Con una storia che mi “frulla” per la testa e che spero di sviluppare. E tornerò a provare ad avere la vita che sogno, e che mi merito. E la smetterò di ascoltare gli altri perché solo io so cosa va bene per me!!!

mercoledì 3 dicembre 2008

Sorpresa...

Dopo tanto tempo, uno scorcio della vera me...
Che mi stia risvegliando dal lungo letargo?
Speriamo...

lunedì 24 novembre 2008

I lunghi silenzi...

Tutte le volte che litigo con il mio moroso o in generale con qualcuno al quale voglio bene, mi chiudo in un lungo silenzio che può durare giorni.
Il lungo silenzio è in parte positivo, in parte deleterio (decisamente deleterio direi).
Positivo nel senso che mi impedisce di rigurgitare parole senza pensare e di cui potrei pentirmi amaramente. Perché ho sempre avuto la malaugurata tendenza di cercare di ferire la controparte con le parole più crudeli per nascondere il fatto di sentirmi a mia volta ferita e tradita. Un po’ come la tigre che se ferita diventa ancora più pericolosa e aggressiva.
In questo caso il silenzio mi serve a riflettere e farmela come dire “passare”...
Deleterio perché mi porta a chiudermi in me stessa, a rialzare tutte le barriere protettive verso gli altri e nei casi peggiori ad aumentare rabbia e paura fino a chiudere ogni rapporto con la persona in questione.
Questo mio modo di essere, che ripeto nasce solo dalla paura di essere nuovamente ferita, mi sta complicando letteralmente la vita.
Perché’ se per me e’ solo un modo di difendermi e rintanarmi nel guscio, per gli altri e’ un muro che non riescono ad abbattere e superare e quindi diventa un atteggiamento insostenibile.
Fino ad ora l’unica persona che con impegno e dedizione ha cercato di abbattere tutti i miei muri e silenzi è stato il mio fidanzato. E questa è indiscutibilmente una delle ragione per cui mi sono innamorata di lui. Perché per la prima volta ho pensato che per qualcuno valesse la pena e la fatica pur di arrivare al mio cuore.
La cosa che mi rende davvero triste oggi, è il rendermi conto che non gli interessa più, che non mi guarda con gli stessi occhi di prima, che preferisce lasciar perdere...
Oggi come oggi, lui uccide tutto il mio entusiasmo mentre un tempo lo assecondava. Se io sono ottimista e convinta di riuscire, lui getta acqua sul mio fuoco nascondendo il suo pessimismo dietro alla facciata del realismo.
Forse, e dico forse, per due persone cosi’ diverse come noi non vale la pena stare insieme se il risultato è dover compromettere se stessi...

Sto sbagliando tutto?

Oggi mi sento uno schifo. Non nell’aspetto, perché sono tutta bella, pettinata e truccata, ma il morale è sotto i piedi e anche più giù.
Non riesco neanche più ad essere arrabbiata...

Sto sbagliando tutto: la mia vita, la mia storia con lui, la nostra convivenza.
Io pensavo che avremmo sistemato tutto, le incomprensioni, gli attriti, che avremmo smussato gli spigoli del nostro carattere così diverso. Invece va sempre peggio, continuiamo a litigare, a urlarci dietro, per finire con silenzi che durano giorni interi.
E il risultato di tutto questo è che è sempre colpa mia. Che sono io quella sbagliata, quella squilibrata, impulsiva e troppo emotiva.
Io sono stanca di sentirmi così. Sono stanca di aver torto anche quando ho ragione. Sono stanca di avere intorno una persona che si rimangia tutto quello che dice pur di non assumersene la responsabilità.
Soprattutto sono stanca di scendere a compromessi con me stessa per il quieto vivere. Io che non l’ho mai fatto, io che stavo benissimo da sola, nel mio appartamento, con la mia vita.
Se convivere vuol dire questo, forse io non sono fatta per questo genere di rapporti.
Forse dovrei riflettere sul perché sempre più’ spesso mi capita di pentirmi di aver lasciato il mio appartamento...

mercoledì 5 novembre 2008

Forza Obama!!!

In una giornata come questa, dove tutto va storto e nella mia testa si affollano solo pensieri negativi, grazie al cielo arriva una buona anzi ottima notizia da oltre oceano:

Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti!!!

Speriamo che questo sia l'inizio di una lunga serie di cambiamenti positivi, ma soprattutto significativi per tutto il mondo.

E chi pensa che questa elezione non ci riguardi affatto, non ha capito niente...